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La ricerca di documenti storici di particolare interesse, in questo caso in campo ambientale, può portare a far riaffiorare ricordi piacevoli nonché, per chi non ha vissuto quel determinato momento, far conoscere particolari interessanti su interventi, anche complessi, che hanno visto in prima linea sopratutto l'uomo. Si tratta di vecchie fotografie, relazioni di servizio, registri che testimoniano l'impegno fisico e umano profuso per la realizzazione di quella barriera artificiale idonea a bloccare o rallentare l'avanzamento delle dune sabbiose nelle località Is Arenas e GranTorre. La necessità di tale intervento era già testimoniata in vari documenti e scritti, alcuni dei quali del secolo precedente. Riportiamo uno stralcio del 1874 "la strada nazionale che da Oristano conduce a Cuglieri per Suni, a mezz'ora usciti da Riola, è impraticabile sino a sa turre de su putzu per un ora circa, perché le sabbie lo coprono con frequenza".

L'intervento doveva tener conto dell'ambiente ove si andava ad operare,quanto mai avverso alle condizioni vegetative delle piante per la violenza e la frequenza dei venti, spesso carichi di salinità, per la sterilità delle sabbie e per il regime di precipitazioni quanto mai irregolari e capricciose.

Il Progetto Generale di Massima fu presentato nel 1951 e prevedeva la sistemazione del litorale che dallo stagno di Sassu (Arborea) va a S. Caterina (Cuglieri); la finalità della sistemazione riguardava il consolidamento delle sabbie mobili e la costituzione di una fascia costiera di protezione sul Golfo di Oristano. Fu predisposto un finanziamento pari a Lire 1.526.455.000; i lavori iniziarono in maniera decisiva nel 1952. L'intervento dell'uomo, è stato numericamente considerevole: nel ‘ 56 erano al lavoro n° 601 operai, la maggior parte di Narbolia, Riola, Cuglieri, S.Vero Milis nonché di Cabras, Oristano e Scano Montiferro e portò nell'arco di pochi anni all'imbrigliamento delle dune sabbiose per mezzo di staccionate. Le semine ed i trapianti delle essenze forestali (pino domestico e d'aleppo, acacia australiane, tamerice e altre specie) furono preceduti da un accurato lavoro di fissazione delle dune mediante una fitta rete di siepette morte atte ad arrestare il continuo spostamento ad opera del vento e delle sabbie verso l'entroterra.

Si costituì così una barriera frangivento con fascine opportunamente intrecciate e legate al filo di ferro steso tra i paletti. Dal Febbraio al Novembre 1956 ci fu una produzione di pari a n° 91712 fascine.

Proseguendo la lettura dei documenti storici sul "deserto" d'Is Arenas, proponiamo alcune immagini che ci mostrano meglio d'ogni altra parola la straordinaria impresa che fu messa in atto; inoltre, senza voler nulla togliere alle varie professionalità che hanno contribuito alla realizzazione di quest'opera, vogliamo evidenziare alcuni "strani" mestieri che questo genere d'attività produceva, come quelle dello sminatore, dello spaventa-allodole, dell'acquaiolo. Come descritto nel precedente articolo, le semine ed i trapianti delle varie essenze furono preceduti dalla fissazione delle dune attraverso la messa in posa di una fitta rete di piccole siepi che avevano la funzione di arrestare lo spostamento e l'avanzamento delle dune sabbiose nell'entroterra per opera del vento; sulla sabbia venivano conficcati dei paletti ai quali erano legate le fascine col filo di ferro. Come mostra la foto, si trattò di un lavoro davvero imponente.

storia1Lo sminatore fu una figura inserita nel contesto lavorativo solo successivamente al rinvenimento tra la sabbia, nell'estate 1952, di mine anticarro. Si presentò quindi il problema di conciliare l'intervento urgente in atto con la salvaguardia dell'incolumità fisica del personale assunto, nonché l'integrità dei mezzi. Inizialmente parve sufficiente, alla direzione dei lavori, risolvere il problema relativo ai mezzi facendosi rilasciare, dal proprietario del trattore addetto ai trasporti dei materiali, una dichiarazione dalla quale risultava che egli agiva sotto la sua personale responsabilità per qualsiasi incidente dovesse accadere. Successivamente si procedette all'assunzione di operai qualificati (artiglieri sminatori) e si costituì un'apposita squadra d'addetti alla ricerca delle mine, in quelle zone dove l'organizzazione dell'attività del cantiere esigeva che fossero accuratamente sminate.

Gli operai incaricati di tale attività erano autorizzati ad impedire il passaggio di mezzi meccanici e di operai, e ad interrompere il lavoro di rinsaldamento delle dune, in quelle zone non accuratamente rastrellate. In questo caso le disposizioni dell'addetto allo sminamento avevano diritto di veto anche su quelle impartite dal capocantiere. All'artificiere veniva corrisposta, oltre alla paga da operaio, un'indennità forfettària mensile per rischio sminamento.

La figura dell'operaio cosiddetto spaventa-allodole si rese necessaria per evitare il saccheggiamento e danneggiamento notevole che i volatili apportavano ai semi di pino domestico e d'aleppo, nutrendosene nella fase della germogliazione. Fu così che alcuni operai furono espressamente adibiti a turni specifici per far allontanare gli uccelli nonché gli anima1i dannosi in genere, per quanto possibile, spaventandoli con appositi apparecchi rumorosi.

Dato che il lavoro non poteva certo venire sospeso durante il periodo estivo, né erano presenti zone d'ombra dove potersi riparare dalla canicola, diventò un fatto di vitale importanza l'esigenza di soddisfare la sete del personale impegnato nelle lavorazioni; a questo tipo di lavoro era adibito l'acquaiolo, costantemente in movimento fra gli operai per offrire loro acqua fresca, appena spillata dalle botti di rovere.

 Tratto da: "Is Arenas: il più grande deserto d'Europa" (a cura di Fabrizio Fais)

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